L' UE non basta più serve intervento Onu per difendere il diritto dei popoli ad una patria

E’ sotto gli occhi di tutti il fallimento dell’Unione Europea con i suoi accordi di Dublino. Le frontiere di tutta Europa sono ormai assediate da immigrati clandestini, richiedenti asilo, profughi in numero tale da non essere più nemmeno lentamente gestibili. Oggi lo scenario comunitario è divenuto un campo di battaglia che ripropone, anche su questo tema, il conflitto di interessi tra l’economia tedesca con le sue politiche “beggar-thy-neighbor” ed il resto d’Europa. La Cancelliera Merkel mentre da un lato chiude all’immigrazione africana e balcanica dall’altro apre a quella siriana, composta per lo più da giovani istruiti e moderati, funzionali all’economia tedesca per proseguire quella politica di dumping salariale nei confronti dei “partner” europei a danno, così facendo, del proprio stesso popolo. Per farlo ha bisogno di “carne fresca”, manodopera qualificata a basso costo per la sua industria avanzata, ha bisogno di quello che Marx avrebbe definito un “esercito industriale di riserva” e, nel continuo fiume di disperati che guerra e fame le offrono, la Germania decide di “pescare” scegliendo solo i migliori e più funzionali ai suoi bisogni e lasciando agli altri paesi europei (nazioni con una disoccupazione a doppia cifra per cui la stessa operazione è impensabile e improponibile) la marea umana dei disperati meno “utili”.

Nei tanti mesi in cui la proposta di condivisione dei flussi, che oggi fa propria la Merkel, giaceva nel pantano che la stessa Cancelliera ha contribuito a creare nelle istituzioni europee, altri disgraziati, vittime della mafia internazionale dei traffici di schiavi, hanno continuato a morire a migliaia in mare o sulle spiagge.

Il movimento “Prima l’Italia” ritiene il nuovo piano UE non idoneo a reggere l’enorme ondata di profughi e ritiene inaccettabile che di fronte a questo dramma non vi sia un assunzione di responsabilità generale anche dei paesi del Medio Oriente e dell’Africa tutta. Nel silenzio delle organizzazioni internazionali, mentre si continua a tacciare di razzismo i Paesi europei che vivono una crisi economica senza precedenti e che non possono certo accogliere ed integrare con facilità milioni di persone in fuga dalla guerra o anche solo in cerca in un’opportunità economica, nessuno si scandalizza se i paesi dell’area Saudita, ad esempio, non muovono un dito rispetto al dramma siriano, o se la Turchia (al cui ingresso in Europa non a caso siamo sempre stati contrari) continua ad occuparsi solo del problema interno con i curdi lasciandoli sostanzialmente in balia dell’ISIS o che addirittura Israele, attraverso il proprio primo ministro Netanyau, annunci la costruzione di un muro di contenimento ai confini con la Cisgiordania.

Per scuotere l’opinione pubblica, ci sono volute le dichiarazioni del famoso calciatore francese Paul Pogba, musulmano e non certo tacciabile di razzismo o di populismo (termine con cui oggi si bolla in Europa chi non si vuole ascoltare), che dal suo profilo Facebook ha denunciato l’inerzia di Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrein. E’ di tutta evidenza quindi che la questione profughi debba essere necessariamente trattata dalla comunità internazionale nella sua interezza e non lasciata all’iniziativa di singoli paesi.

Si trovino all’Onu le convergenze necessarie per un’equa responsabilizzazione dei governi e per un intervento serio che consenta ai popoli del Nord Africa e del Medio Oriente di difendere e sviluppare la propria Patria invece di agevolarne la fuga lasciando i territori e la gente che non riesce a scappare in mano a banditi e tagliagole. Per una volta la comunità internazionale dimostri che il sangue dei popoli conta più dell’oro delle loro terre o del denaro frutto del sudore del loro sfruttamento.

Lo comunica in una nota il comitato di reggenza di Prima l’Italia